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La Serie A è livellata verso il basso e prevedibile: il problema è davvero il Campionato a 20 squadre?

27 aprile 2017 1583 61 Nessun commento

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di GUGLIELMO TIMPANO

 

La Serie A a 20 squadre fa discutere, non da oggi. La stagione 2014/15 è stata scossa da una registrazione telefonica di Lotito, che al telefono con Pino Iodice (DG dell’Ischia Isolaverde) sparava a zero su Beretta (Presidente Lega Serie A) e Abodi (presidente Lega Serie B) e sollevava il problema della competitività e soprattutto della “vendibilità” della massima competizione italiana per club partendo dal presupposto che alla stessa competizione dovessero partecipare squadre di un certo rango, conosciute (anche all’estero) e con un bacino d’utenza importante.

Ho detto ad Abodi: Andrea, dobbiamo cambiare… Se me porti su il Carpi… Una può salì… Se mi porti squadre che non valgono un c… Noi fra due o tre anni non c’abbiamo più una lira. Perché io quando vado a vendere i diritti televisivi – che abbiamo portato a 1,2 miliardi grazie alla mia bravura, sono riuscito a mettere d’accordo Sky e Mediaset, in dieci anni mai nessuno – fra tre anni se c’abbiamo Latina, Frosinone, chi c… li compra i diritti? Non sanno manco che esiste, Frosinone. Il Carpi… E questi non se lo pongono il problema!”

Queste dichiarazioni, registrate da Iodice e pubblicate da tutti i giornali, fecero scalpore e molti accusarono Lotito di mettere in discussione il sacro principio di competitività e meritocrazia sportiva.

Oggi, a due anni di distanza, il problema torna prepotentemente d’attualità.

La serie A a 20 squadre garantisce un livello sufficiente di competitività? Non è forse diventato un Campionato troppo “prevedibile” con una forbice troppo grande tra prime ed ultime e con tante squadre nel mezzo che a metà stagione non hanno più obiettivi di classifica? Bisognerebbe diminuire a 18 squadre il numero di partecipanti? Le piccole realtà sono, come sostiene Lotito, la causa del decadimento di interesse nei confronti della Serie A?

La scorsa stagione, con buona pace di Lotito, il Carpi aveva preso parte alla Serie A e, con un finale di stagione in rimonta, aveva anche sfiorato una clamorosa salvezza, dimostrando di poter comunque onorare la propria partecipazione. Il Frosinone aveva avuto meno fortuna ma comunque, pur retrocedendo come il Carpi, non era sembrato un corpo totalmente estraneo ed era riuscito clamorosamente anche a levare punti allo Stadium ad una Juve in affanno (poi si sarebbe ampiamente ripresa…).

Fine Campionato e ci risiamo: sono salite in Serie A Crotone e Pescara, la prima totalmente neofita del Campionato la seconda vecchia gloria del passato avvezza nelle ultime stagioni a sporadiche sortite in Serie A.

Previsione della vigilia: retrocederanno entrambe. A 5 giornate dalla fine l’andamento di Pescara e Crotone è perfettamente in linea con le aspettative: il Pescara è già matematicamente retrocesso mentre il Crotone sta bissando la disperata Remuntada tentata fino alla fine dal Carpi lo scorso anno ma con ogni probabilità retrocederà.

Chiude la classifica di questa stagione il Palermo, mai in corsa, così come la scorsa stagione aveva chiuso la classifica il Verona al termine di un Campionato pessimo.

Passi per le neopromosse…ma come si spiega il tracollo improvviso e drastico del Verona e del Palermo nelle ultime due stagioni?

I maligni lo spiegano con la regola del “Paracadute per la B”, un indennizzo che sostanzialmente viene riconosciuto dalla Lega alle tre squadre che retrocedono e che viene attinto dai “Diritti Televisivi”: una sorta di mutualità applicata che permette a chi va giù di poter ricostruire non dalle macerie ma da un contributo concreto.

Cosa c’entrerebbe il “Paracadute” con le retrocessioni di Verona e Palermo? Presto detto. Il “Paracadute per la B” da’ di fatto un valore alla retrocessione, garantendo un valore maggiore alle Società che vantano una militanza in Serie A pluriennale (3 anni per la precisione) precedente alla retrocessione.

In sostanza: se retrocede una Società che ha disputato consecutivamente in Serie A le ultime 3 stagioni la Lega garantisce a questa Società 25 mln di euro come Paracadute. Se retrocede una Società che ha disputato la Serie A nelle ultime due stagioni il “Paracadute” è di 15 mln di euro. Se retrocede una Società con un solo anno di anzianità (una neopromossa subito retrocessa) il Paracadute è di 10 mln di euro.

Il tetto della quota-Paracadute è di 60 mln di euro totale: se il tetto non viene raggiunto la quota “residuale” va potenzialmente destinata al club retrocesso con 3 o più anni di anzianità in serie A nel caso in cui questo non venga immediatamente promosso la stagione successiva.

Tutto chiaro? Esempio pratico: al Verona la retrocessione “senza onore” della scorsa stagione ha portato 25 mln di euro perché era in Serie A da almeno 3 stagioni. 10 mln di euro a Carpi e Frosinone. Totale 45 mln di euro. Mancano 15 mln di euro alla quota 60: quei 15 mln di euro entrerebbero nelle tasche del Verona se non riuscisse a salire in Serie A al termine di questa stagione e dovesse pertanto affrontare un altro anno di Serie B (la stagione 2017/18).

La domanda sorge spontanea: a conti fatti quanto vale una Promozione dalla Serie B alla Serie A? Il Report Calcio 2014 presentato a Roma dalla FIGC stimava in 21 mln circa l’aumento del valore della produzione dalla B alla A (la maggior parte di questo aumento derivante dai diritti tv, pari a circa l’81% del totale). Il costo della produzione, però, aumentava dalla B alla A di circa 20,5 mln causato per lo più dall’aumento del costo del lavoro…in soldoni la Serie A porta soldi ma costa anche di più…

Dal punto di vista meramente economico al Verona converrebbe probabilmente fare un altro anno di Serie B e intascare il residuale dei 15 mln di euro del Paracadute 2016 piuttosto che salire in Serie A: a fronte di un mancato aumento dei costi di gestione i soldi introitati sarebbero quasi gli stessi…Con questo non vogliamo dire che il Verona punterà a non salire in Serie A: ad oggi gli scaligeri sono secondi a +1 dal Frosinone e se dovessero mancare la promozione diretta al termine della stagione regolare (appannaggio delle prime 2 in classifica della Serie B) avrebbero sempre l’appendice dei Play Off che garantirebbero una seconda possibilità…e siamo sicuri che Pazzini e compagni faranno di tutto per onorare la competizione. Il punto è che a lasciare perplessi è il regolamento e la formula stessa del Paracadute…

Quest’anno la situazione potrebbe essere da copia-incolla rispetto alla scorsa stagione: il Palermo si accinge a ripartire dalla B con una nuova proprietà e con 25 mln di euro nelle casse, 10 mln vanno al Pescara e 10 mln andrebbero al Crotone qualora retrocedesse. Se a retrocedere fosse invece l’Empoli, che si gioca la salvezza col Crotone (o lo stesso Genoa, che sta in bilico a +1 sull’Empoli…) la compagine toscana avrebbe diritto come il Palermo ad un Paracadute di 25 mln.

Può questa formula di Paracadute influenzare l’andamento della Serie A? Per i più maligni si, perché delle squadre sarebbero naturalmente portate a mollare la presa anzitempo senza combattere. Gli esempi del Verona e del Palermo sono sotto gli occhi di tutti.

Può il Campionato risultare “falsato” da tutto questo. Sulla carta potrebbe, poi ovviamente tutto sta alla professionalità degli addetti ai lavori che, fino a prova contraria, non può essere messa in discussione. Certo è che può, eccome, essere messa in discussione la Regola che può potenzialmente portare ad una distorsione del fisiologico binomio dello sport vittoria-gloria (e soldi): se per normativa la sconfitta porta soldi forse qualcosa che non va c’è. Alla base.

Ultimo esempio tanto per chiarire: abbiamo detto come, a 5 giornate dalla fine, Empoli e Crotone si stiano giocando la permanenza in Serie A. A dire il vero il +5 dei toscani sembrerebbe essere un vantaggio rassicurante così come il trend stagionale, in questo momento positivo per entrambe le contendenti (se la velocità di crociera è la stessa chi sta davanti è sempre favorito…). L’ultima giornata di campionato si giocherà Palermo-Empoli. Se la salvezza fosse ancora in discussione basterebbe la differenza di motivazioni a rendere i toscani favoriti, ovvio. I valori stessi del torneo evidenziano che l’Empoli è più forte e il Palermo sembra aver staccato la spina da tempo. Premesse d’obbligo. Resta però sempre una quota seppur minima di imponderabilità che fa dello sport e del calcio un qualcosa di imponderabile: chissà magari i rosanero vorranno onorare al meglio la propria ultima gara in Serie A, vorranno salutare degnamente i propri tifosi…In passato abbiamo visto formazioni già retrocesse fare sgambetti ben più blasonati (il pensiero va naturalmente a Roma-Lecce che costò uno scudetto ai giallorossi…).

Se il Palermo dovesse favorire (o causare se preferite) una retrocessione dei toscani nel breve termine non porterebbe neanche a ripercussioni economiche per i rosanero: a Palermo ed Empoli andrebbero 25 mln di quota paracadute, al Pescara 10 per un totale di 60 mln di tetto paracadute raggiunto.

Si da’ il caso, tuttavia, che una retrocessione dell’Empoli rispetto ad una retrocessione del Crotone azzererebbe la quota “residuale”, che rappresenterebbe un bonus a disposizione dello stesso Palermo qualora non dovesse riuscire a risalire in Serie A al termine della stagione 2017/18. Un bonus, come visto nel caso del Verona, che varrebbe 15 mln di euro. Se retrocederanno Palermo, Pescara e Crotone, infatti, al Palermo andranno 25 mln, al Pescara 10 e al Crotone 10. Totale 45 mln. Il residuale di 15 andrebbe alla squadra con almeno 3 anni di anzianità pregressa in Serie A che, retrocessa, non dovesse riuscire a risalire la stagione successiva: quindi il Palermo se contribuisse l’ultima di campionato, onorando il principio di sportività, a far retrocedere l’Empoli rinuncerebbe alla possibilità di usufruire di un bonus aggiuntivo di 15 mln di quota paracadute nei prossimi 12 mesi…

Partendo dal presupposto che probabilmente questa possibilità non verificherà e che la lotta salvezza verrà decisa prima dell’ultima giornata e partendo dal doveroso presupposto che la professionalità e la sportività porterebbero i protagonisti a non fare di questi calcoli vien da sé che il regolamento stesso ci sembra arzigogolato e potenzialmente “tentatore”.

Forse, prima di domandarci se la causa di tutti i mali risieda nel Campionato di Serie A a 20 squadre, dovremmo domandarci se le regole d’ingaggio proposte dal nostro sistema calcio siano effettivamente le migliori possibili o se non contribuiscano piuttosto a rendere il campionato stesso ancor più prevedibile: in fondo l’imprevedibilità deriva dalla volontà di ben figurare sempre e comunque, dalla voglia di competere qualsiasi sia la posta in palio: in perfetto spirito anglosassone. Mentalità: la parola chiave è anche questa e vale per le squadre di metà classifica che staccano la spina anzitempo. La Premier, per esempio, a proposito di anglosassoni, è a 20 squadre. Come la Liga spagnola e la Ligue 1 francese: e lì nessuno mette in discussione questa formula pur essendo anche a quelle latitudini evidente la forbice tra le prime e le ultime…

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